Feb 10 9
Gli Invisibili della Ricerca incontrano la Regione Calabria
Pubblicato da Gianluigi Filippelli alle 09:25 in Ricerca, Università
La settimana scorsa si parlava di come la provincia di Trento acquistò sul finire dello scorso anno le competenze in materia Università. Oggi vediamo come anche altre regioni si stanno muovendo per sostenere le proprie accademie. A differenza della Provincia trentina, però, la Regione Calabria, di cui parliamo oggi, muovendosi all'interno delle possibilità offerte dall'Unione Europea, in questi mesi sta cercando di perfezionare una serie di borse o assegni di ricerca (ancora la decisione definitiva non è stata presa) da destinare principalmente ai precari dell'Università della Calabria.A tal proposito il 3 febbraio, circa una settimana fa, è avvenuto un incontro tra un rappresentante della regione, il professor Cersosimo, e una delegazione dei Precari Invisibili, che hanno pubblicato un report dell'incontro.
Dal report si evince perfettamente l'intenzione della Regione di non volersi sostituire alla mancanza di norme nazionali stabilizzatrici delle situazioni di precariato più a lungo corso:
L'ultimo punto della questione riguarda il tipo di contratto che la Regione andrebbe a finanziare:
Per ora è qualcosa, ma a lungo termine rischia di non essere sufficiente.
L'assessore e il suo staff sono irremovibili perché asseriscono che oltre i 38 anni non si hanno più le condizioni per giustificare l'investimento che la regione attraverso la comunità europea vuole fare per i giovani calabresi.L'erogazione dei fondi, poi, è vincolata alla collaborazione con una istituzione estera per un periodo di tempo della durata di 1 anno:
(...) la ricerca senza lo cambio culturale estero ha meno valore dato che l'internazionalizzazione non può fare altro che dare degli ottimi stimoli alla ricerca (...)Il dialogo tra Regione e Precari, che di fatto si sono sostituiti all'assenza di un sindacato che in questi casi avrebbe contrattato e discusso con l'istituzione di turno, è risultato poco proficuo fino a questo punto, e da un certo punto di vista è anche comprensibile la posizione della Regione, che non vuole esporsi troppo, considerando la situazione delicata generale dei conti calabresi. Sostituirsi all'assenza del governo nazionale non è semplice per nessuna regione. Ciò non toglie che i tirocini di ricerca citati nel comunicato non sono stati per i giovani ricercatori coinvolti un'esperienza da ripetere (vedi Tirocini di Ricerca parte 1, parte 2, parte 3).
L'ultimo punto della questione riguarda il tipo di contratto che la Regione andrebbe a finanziare:
A tal proposito abbiamo esposto i vincoli imposti dal ministero circa il numero di anni di assegni di ricerca che possono essere collezionati (ricordo brevemente che tale numero è pari ad 8 se non si è avuta la borsa ministeriale nel periodo del dottorato e scende a 4+3 considerando i 3 anni di borsa di dottorato come se fossero assegni visto che sono stati comunque erogati dallo stesso ministero).La sensazione è che questo intervento della Regione Calabria sia destinato a quei pecari che già lavorano all'interno dell'università (e quindi sono provvedimenti impermeabili all'ingresso di forze esterne o di ritorni), e che tra l'altro non sarebbe sufficiente a coprire tutti i precari dell'Unical. In definitiva un intervento che mira a far sopravvivere l'università calabrese piuttosto che a farla crescere.
Risposta: Su questo punto l'assessore ci è sembrato più probabilista anche se la scelta della regione di utilizzare la forma dell'assegno di ricerca è stata motivata da molti che hanno sottolineato come l'assegno di ricerca fosse più importante dal punto di vista curriculare rispetto ad un contratto di collaborazione.
Per ora è qualcosa, ma a lungo termine rischia di non essere sufficiente.






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