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Ott 0917

I marziani siamo noi?

Pubblicato da Gianluigi Filippelli alle 11:14 in Astrofisica


Palazzo Brera MilanoE' il titolo provocatorio e al tempo stesso la domanda finale del seminario di Giovanni Bignami dello IUSS di Pavia al convegno Dalla Luna a Marte, tenutosi a Palazzo Brera il 14 e 15 ottobre. Il suo seminario, tenutosi in chiusura della prima giornata, è stato preceduto dall'altro interessantissimo talk di Alessandro Morbidelli dell'Osservatorio della Costa Azzurra dal titolo L'evoluzione violenta del sistema solare.
Nelle righe che seguiranno vi racconterò della prima giornata del convegno, in particolare dei seminari di Bignami e Morbidelli, mentre la seconda giornata ho dovuto trascurarla a causa della contemporanea conferenza stampa di presentazione di Leonardo e il cantiere del Duomo di Milano.

Il primo a parlare è Elio Antonello, dell'Osservatorio di Brera, con un seminario dal titolo I primi 150 anni dell'Osservatorio Astronomico di Brera. L'excursus storico presentato scorre agile e brillantemente esposto, supportato da immagini interessanti che tra l'antico e il moderno ripercorrono la storia dell'Osservatorio, mettendo al centro la figura di G.V.Schiaparelli. Uno dei punti che accomuna questo intervento con i due successivi è un accenno polemico con la recente politica di tagli alla ricerca dell'attuale governo. In effetti Antonello ricorda come al tempo di Schiaparelli il nastente stato italiano, retto dai piemontesi, si trovasse in non poche difficoltà economiche, costretto addirittura a mettere tasse pesanti finanche sul pane. Eppure il parlamento italiano votò a larga maggioranza per fornire fondi a Schiaparelli, a quel tempo uno dei più illustri astronomi europei: il contrasto con la situazione italiana non solo è evidente, ma è addirittura sottolineato sia da Antonello, sia da Andrea Silvestri sia da Dionigi Galletto nei loro obiettivamente soporiferi interventi storici, rispettivamente Intersezioni tra Istituto Lombardo, Osservatorio di Brera e Politecnico e Da Copernico a Newton alla nascita dell'astronomia moderna: mentre il primo si concentra sulla storia delle tre istituzioni milanesi, il secondo dimostra di conoscere più che la fisica la storia della fisica. I discorsi dei due studiosi, pur se ricchi di contenuti interessanti, non sono supportati da molte immagini (in particolare quello di Galletto, la cui unica immagine proposta è quella del seminario successivo!). Oserei dire che questi due ultimi talk pur restando sulla falsa riga della bellissima Guarda che Luna!, durata troppo poco, risultano obiettivamente meno efficaci, mancando soprattutto della genuinità di un discorso a braccio, per quanto preventivamente preparato.

La Terra attraverso gli anulli di Saturno - foto sonda Cassini

Questa genuinità, invece, non è mancata ne Il Sistema Solare e la sua comprensione razionale di Bruno Bertotti. Si parte con una breve rappresentazione del cielo pre-copernicano e quindi di come è velocemente cambiata la nostra visione dell'universo, per poi concentrarci sul Sistema Solare, in particolare su Giove e sui suoi satelliti medicei o galileiani, Io, Europa, Ganimede e Callisto. In particolare Bertotti si concentra sulle risonanze che avvengono in questo mini-sistema planetario, citando anche gli effetti mareali che avvengono su Io, effetti previsti da Peale, Cassen e Reynolds in Melting of Io by Tidal Dissipation (qui il pdf), pubblicato su Science il 2 marzo del 1979 con procedura di revisione accelerata in maniera da uscire prima dell'arrivo dei risultati della sonda Voyager sul satellite gioviale, arrivati appena 3 giorni dopo: le osservazioni di Voyager confermarono le previsioni teoriche di Peale e colleghi. Interessante, poi, l'osservazione di come sia i satelliti dei vari pianeti come Giove e Saturno, sia i pianeti del Sistema Solare, si ritrovano a orbitare intorno al corpo centrale su orbite sostanzialmente coplanari, che però risultano particolarmente eccentriche e su piani inclinati all'aumentare della distanza dal pianeta o dalla stella (cosa che accade ad esempio a Plutone). Bellissime e incredibili, poi, le immagini di supporto, come ad esempio quella spettacolare scattata a Saturno dalla sonda Cassini con il Sole alle spalle del pianeta e il suo ingrandimento in cui, attraverso gli anelli, si intravede un puntolino luminoso che è la Terra.
A questo punto non mi resta che parlarvi di Morbidelli e Bignami.
Nel pomeriggio Giorgio Giorello e Antonio Giorgilli parlano rispettivamente di Il newtonianesimo alle origini dell'Illuminismo: Francesco Algarotti, Il newtonianesimo per le donne e Il Sistema Solare tra ordine e caos, che ho spudoratamente saltato in favore dei seminari di Alessandro Morbidelli e Giovanni Bignami.
nice model simulationMorbidelli, come scritto all'inizio, parla de L'evoluzione violenta del sistema solare. Grazie alle sempre più puntuali e precise scoperte di nuovi pianeti extra-esolari o esopianeti, sappiamo che buona parte dei sistemi solari nell'universo hanno una formazione e una dinamica piuttosto violente: mentre, infatti, le orbite coplanari sono sostanzialmente la norma nel nostro Sistema, in molti altri le orbite eccentriche e inclinate rispetto ai piani di rotazione delle stelle centrali sono molto più numerose. Bertotti ci ha fatto osservare come per i corpi più esterni sia del Sistema Solare sia dei micro-sistemi planetari ad esempio di Giove presentano piani di rotazione inclinati e orbite più eccentriche rispetto ai corpi centrali. Tutto questo potrebbe essere dovuto al meccanismo di formazione del Sistema Solare stesso, ritenuto almeno fino al 2005 estremamente violento all'inizio, mentre successivamente le orbite dei vari pianeti si sono andate semplicemente stabilizzando, senza ulteriori scossoni intermedi. Eppure ci sono, visibili, una serie di indizi che fanno risalire a circa 3,9 miliardi di anni fa l'avvento di un evento cataclismatico che ha sconvolto il nostro Sistema: crateri di impatto, orbite di pianeti giganti, asteroidi, Troiani e della cintura di Kuiper hanno suggerito a un gruppo di astrofisici le idee per preparare un modello alternativo per l'evoluzione delle orbite dei pianeti Solari.
nice model simulationGomes, Levison, Tsiganis e il nostro Morbidelli hanno proposto nel 2005 su tre pubblicazioni(1) quello che è oggi noto come il Nice model. Secondo tale modello i quattro grandi pianeti Saturno, Nettuno, Giove, Urano, restarono in risonanza uno con l'altro, tranquilli, per molti milioni di anni, circondati da una fascia di planetesimi abbastanza affollata. A un certo punto la simulazione mostra una variazione in questo equilibrio: le orbite dei pianeti più esterni si modificano, creando un nuovo equlibrio e sparpagliando soprattutto verso l'esterno la fascia di planetesimi. Finito questo periodo di instabilità, causa della cattura da parte dei pianeti più esterni della maggior parte degli oggetti osservabili oggi, le orbite planetarie ottengono la forma oggi nota. A conferma del modello non solo la descrizione delle orbite di Giove, Saturno e compagnia, ma anche la sua capacità di riprodurre statisticamente orbite, eccentricità e gli altri dati caratteristici per quel che riguarda troiani e fascia di Kuiper.
nice model simulationIl successo del modello, però, viene anche dall'accettazione da parte della comunità scientifica: considerando che è nato da appena 4 anni e già sta diventando uno standard, è più che comprensibile l'orgoglio con cui Morbidelli ha presentato la sua ricerca al congresso. Come dulcis in fundo, a una domanda del pubblico, Morbidelli fa anche notare che, nonostante la grande instabilità prevista dal loro modello, sul nostro pianeta si sono trovate tracce di vita risalenti proprio a quel periodo.

Brillante, irriverente, divertente, ma comunque serio e preciso: così si può riassumere I marziani siamo noi? di Giovanni Bignami, il seminario che chiude la prima giornata di lavori. Il talk parte con Copernico, il teorico pazzo polacco che propose l'eliocentrismo: inizia con lui il derby uomo-Universo, come lo definisce simpaticamente Bignami, con l'Universo, ovviamente, vincitore.
l'ultima foto della Terra scattata da VoyagerI protagonisti, praticamente tutti a favore dell'Universo, sono in ordine sparso Galileo, Darwin, Giordano Bruno, materia ed energia oscure. L'excursus storico-scientifico è divertente e leggero ma mai banale e mette in fila tutta una serie di dati, senza scordare che negli ultimi 15 anni sono stati scoperti circa 400 pianeti extra-solari, iniziando così solo negli ultimi anni a provare a rispondere all'annosa domanda: Siamo soli nell'Universo?
Eppure da alcuni dati sembrava che non dovesse esserci vita nemmeno sulla Terra: le prime missioni NASA verso Venere montavano alcuni strumenti che avrebbero dovuto rilevare tracce di vita e di attività intelligente sulla superficie. Sagan, che collaborava a quelle prime missioni, decise di accendere gli strumenti durante il volo sulla superficie terrestre, eppure non ci fu alcun inequivocabile segno di vita intelligenti sul nostro pianeta. Le uniche tracce di un certo rilievo furono l'emissione di gas metano e le onde radio: sono circa 100 anni, ovvero da Marconi, che il nostro pianeta le emette nel resto del cosmo e possono essere decisamente la chiave per la scoperta e la possibilità di comunicazione, per quanto difficoltosa, con eventuali intelligenze lontane.
Non è però necessario andare a cercare tracce di vita inteligente: ad esempio la missione Stardust ha letteralmente inseguito una cometa catturando alcune particelle della sua coda. Al suo interno sono sono state trovate alcune particelle di glicine, che comunque si è dimostrato lievemente diverso da quello terrestre e che in un certo senso sembrano confermare come molti elementi su cui si basa la vita vengono trasportati proprio dalle affascinanti comete. Alla fine, tra curiosità(2) e divertimento Bignami conclude con
I marziani siamo noi?
(Certamente veniamo dal Big Bang)
con un sentito inchino ai convenuti, che ovviamente non gli hanno risparmiato applausi, domande e curiosità.

eclisse di Saturno vista dalla sonda Cassini

(1) Origin of the cataclysmic Late Heavy Bombardment period of the terrestrial planets, Origin of the orbital architecture of the giant planets of the Solar System, Chaotic capture of Jupiter's Trojan asteroids in the early Solar System
(2) Lo stesso Bignami ha recentemente scoperto che circa mezza tonnellata di sassi marziani finiscono sulla Terra (così come una quantità paragonabile di sassi terrestri finisce su Marte: uno scambio di rocce nel Sistema abbastanza naturale), anche se di questi solo una piccolissima parte viene trovata e studiata (e questo perché la maggior parte finisce in mare). Riuscendo, con analisi attente e complicate, a determinare i sassi marziani, sarebbe possibile quindi studiare il pianeta rosso senza necessariamente dover sbarcare sul suo suolo!

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