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Apr 0916

Darwin - Big Idea, Big Exhibition

Pubblicato da Gianluigi Filippelli alle 09:23 in Mostre, Scienza


Darwin: Big Idea Big Exhibition - logoRicordate Antonio Mancusi? Grazie alle sue foto ho realizzato la galleria Raccontare Darwin relativa all'incontro con Odifreddi e Fo su Darwin alla Feltrinelli di Milano. Ritorna oggi come protagonista del nostro/vostro amato blog scientifico con il diario della sua visita, avvenuta a marzo, alla mostra Darwin - Big Idea, Big Exhibition allestita presso i locali del Museo di Storia Naturale di Londra e che si chiuderà il 19 aprile.
Innanzitutto mi scuso con Antonio, la moglie e i lettori per i ritardi nella pubblicazione del diario: per vari motivi ho dovuto posticipare a dopo Pasqua la pubblicazione del diario e della galleria delle foto che il buon Antonio mi ha inviato in allegato con il diario.
Oggi, in attesa della galleria, iniziamo a leggere le impressioni del nostro amico:

Il Museo di Storia Naturale di Londra è situato in uno degli edifici più imponenti al mondo ed in posizione d'onore ospita – nel salone centrale – la statua marmorea di Darwin, che con sguardo mite osserva dall'alto dello scalone le inquietanti evoluzioni del Diplodocus. E non è un caso.
La mostra è affascinante, tanto è colma di meraviglie. Lo si può intuire al primo impatto con i due tordi canterini delle Americhe (Mimus Polyglottus), impagliati per oltre un secolo e mezzo e tolti dal sotterraneo, spolverati e posti su un cuscino di velluto. Se ne stanno sdraiati a pancia in su, ancora coi cartellini originali alle zampette. Che avevano di strano? Proprio nulla, se non che erano leggermente diversi l'uno dall'altro. Pezzi separati della creazione divina? Oppure condividono un comune lontano progenitore?
Nella mente del giovane studioso avanza il tarlo delle prime riflessioni. La mostra traccia il movimento di questi pensieri, coglie la straordinarietà dei particolari, la certezza di Darwin che il Divino risiede nei dettagli e se si pensa in questo modo di dare spazio all'eresia, ebbene allora si ha necessità assoluta di ricorrere ad ogni possibile meticolosità.

I piccioni di DarwinSi resta ben lieti di osservare la collezione di colombi alla quale Darwin lavorò scrupolosamente.
Anche gli animali vivi sono protagonisti di questo evento spettacolare ed emozionante. Due teche riproducono eco-sistemi incontrati da Darwin nel suo viaggio; nella prima una stupenda rana del Sud-America vive nel suo ambiente paludoso, nell'altra l'iguana verde Charlie respira immobile sul ramo di un albero. (This is Charlie. He doesn't mind being here so you can get as close as you like, but please don't tap on the glass).
Sono esposti anche crani di ominidi a confronto con una scala delle epoche, giusto a dimostrare che l'esistenza non è una irreversibile onda di progressi. L'Homo Sapiens co-esisteva col Neanderthaliano; proprio qui esposto sulla parete, il suo teschio, uno tra i tanti.
E che dire delle pagine dei suoi appunti, di quel disegno I think che raffigura l'albero della vita, uno schema risalente al 1837 in cui descrive le relazioni tra le varie specie. Quasi uno di quegli scarabocchi che fanno i bambini all'asilo chiamati a descrivere il papà o la mamma.
E poco più in là, ecco ricostruito il suo studio a Down House nel Kent. Si coglie la sensazione di vederlo accarezzare placidamente il suo morbido gatto, in mezzo a collezioni di vermi e cirripedi, le sue due principali zone di ricerca.
Questa ricostruzione da ritenersi fedele dai disegni esaminati, lascia intuire quale doveva essere la sua sistemazione nel cassero di poppa del Beagle, il cui affascinante modellino apre la Mostra. Ma tutta l'esposizione lascia immaginare l'interno del vascello, la sua presenza che invade tutti gli spazi dell'equipaggio, le cuccette, le mense, le cannoniere, con i sui cimeli, le sue raccolte, le sue bestie, così come ora appaiono in questa esposizione un po' nell'ombra, quasi avvolta in un mistero.
Come restare indifferenti in presenza di certi accostamenti, le ossa di mani e braccia umane e ali di Pteropodidi (pipistrelli della frutta), e accanto la zampa di Varanus komodoensis: evidente la straordinaria somiglianza, l'incontrovertibile affinità.
Impressionante – come lo fu per lui – il raffronto tra il fossile di un gliptodonte e la corazza di un armadillo. Fu forse l'apparizione di questo fossile vivente a suscitargli il desiderio di comprendere appieno il significato più profondo di questa stranezza.

P.S.: Da non tralasciare l'importanza dei due Video a corredo della Mostra. All'inizio un filmato a cura del pronipote Randal Keynes, maggiormente improntato alla vita familiare di Darwin, pur senza evitare le difficoltà di conciliare ricerca e attitudini religiose, in specie della moglie-cugina Emma; l'altro alla fine, quasi un messaggio post-darwiniano, rivolto agli interventi di consulenti scientifici del Museo circa l'importanza di Darwin nel loro lavoro, nella scoperta dei cromosomi, dei geni, della struttura del DNA. La professoressa Sandy Knapp dichiara esplicitamente che ciò che ha una prova scientifica è materia della lezione di scienze; ciò che si fonda sulla fede deve essere trattato nella lezione di religione.

Dal Diario di Viaggio di Elena & Antonio Mancusi, marzo 2009

P.P.S.: per la galleria fotografica, invece, se non ci saranno problemi, dovrete aspettare domenica 26 aprile.

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