I "cervelli" italiani a Londra si fanno sentire
Pubblicato da Pistuà alle 18:53 in Notizie fresche qua e là, Politiche della ricerca
L'incontro a Londra di oggi con i ricercatori italiani espatriati, organizzata dall'ambasciata italiana e dal ministero della ricerca (che ho seguito in diretta web), è stata un'arma a doppio taglio per Luciano Modica, sottosegretario alla ricerca e soprattutto per Giuseppe Silvestri, rappresentante della Conferenza dei Rettori (CRUI). Se il governo voleva mostrare il proprio interesse verso i "cervelli" all'estero, ha invece ottenuto il risultato opposto: dimostrare la provincialità e l'approssimazione dell'approccio di politici e accademici nostrani e la distanza con il mondo della ricerca.
Particolarmente contestato dai ricercatori è stato l'intervento di Silvestri, messo più volte in difficoltà dai commenti dell'audience. I "Buuu" degli italiani all'estero hanno coperto l'accademico quando ha cercato di tirare fuori il solito discorsetto sulle scarse risorse della ricerca italiana, fonte secondo lui di tutti i problemi.
Per rimediare, Silvestri non ha trovato di meglio da fare che incolpare la democrazia che, con i suoi meccanismi, rende difficile il processo decisionale rispetto ai paesi in via di sviluppo, come la Cina. Provocando (involontariamente) l'ilarità del pubblico e l' imbarazzo di tutto il panel. Come se la democrazia impedisse a Stati Uniti, Inghilterra o Scandinavia di primeggiare nella ricerca.
"Nulla tranne la vostra cortesia mi è favorevole in questo congresso" ha commentato ironico il maltrattato rappresentante dei rettori, citando De Gasperi.
Un pò più convincente e concreto l'intervento di chiusura di Modica, peraltro furbetto nella "captatio benevolentiae" della platea.
Fra le note positive, il lucido e condivisibile intervento di Paolo Quattrone, dell'Università di Oxford, secondo cui la riforma del sistema non può essere affidata al sistema stesso. "FIRST e l'Agenzia nazionale per la valutazione" (vedi il mio post) sono l'ultima speranza della ricerca italiana. Se non si faranno bene, non sapremo più dove andare", ha commentato Quattrone. Pistuà







1. Luigi Millanta, Venerdì 26 Gennaio 2007 ore 15:40
Adesso i Consigli di Facoltà sono impegnati nelle pratiche dette "rientro cervelli". Provvedimenti per "chiamata diretta" del "cervello" che deve rientrare. Mah, chissà cosa succederà con queste chiamate DIRETTE. Mi vengono in mente molte considerazioni. Ne propongo due: a) i "cervelli" in esilio sono una minoranza rispetto a quelli (tantissimi e valorosi) che sono rimasti da tempo sotto formalina entro i confini, esiliati in patria, con gravissimo danno per l'Italia (e senza vantaggio per nessun paese estero); b) ci sono in Italia anche varie teche craniche dalle quali il cervello è ormai fuggito.
2. Alberto Fortunato, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 22:48
L'indice di Bravais – Pearson spiega il rito voodoo
Da Caos, segnali e visioni di Alberto Fortunato
Ho fatto un sogno! Comunque è vero, quando il tuo innato desiderio di equilibrio non permette che si configurino intenzioni destabilizzanti nella tua mente, queste, non tardano a trovare il varco nell'inconscio. Desideri ciò che non ti concedi. Voglia di conoscenza. Le intenzioni però affiorano mascherate. Scelgono i simboli. Ricorrono ad un subdolo mascheramento.
Lo ammetto. Nonostante l'animazione dissuasiva di Jenny, il mio progetto di documentare il rito voodoo delle nigeriane in pineta non tarda a prospettarmi tutti i possibili risvolti operativi. L'ennesimo pacco arrivato grazie alla South African Express conteneva due "oggetti" da recapitare ad un indirizzo del litorale domitio. Lo sapevamo grazie alle intercettazioni ambientali dalla procura di P.
Io avevo accettato l'incarico senza esitare. Jenny e Oreste avevano esitato. Poi avevano accettato per non impedirmi di andare avanti. La rilevazione aveva lo scopo di documentare il fenomeno in tutte le sue manifestazioni. Bisognava dare una spiegazione razionale riguardo alla "apparente" e strana correlazione tra i rituali celebrati e le ferite diagnosticate ai "signori venuti per la guerra" tenuti sotto osservazione all'ospedale di L.M.
Infliggere sofferenze a distanza ? Ma stiamo scherzando? Siamo in Italia ma - mi ripeto - è tutto possibile!Quarantacinque notti consecutive di appostamenti. Fuochi, foto e riprese notturne. In tutto, venticinque riti documentati. E ci fermiamo. Il campione lo reputiamo sufficientemente rappresentativo.
Il modello interpretativo della correlazione che progetto è semplificato al massimo. Riduco le due variabili "la celebrazione del rito" e "la comparsa dei malori e delle ferite sull'addome" ad una logica binaria fatta di "si" e di "no". In corrispondenza di ciascuna delle quarantacinque date (i giorni dell'osservazione in pineta) inserisco "si" e "no". Osservo insomma, per ogni data, se c'è una corrispondenza tra l'effettiva celebrazione del rito e la comparsa delle ferite sul corpo delle persone ricoverate e tenute in osservazione.
- Mercoledì 2 Gennaio: "si" il rito è stato celebrato - "si" sono comparse ferite
- Giovedì 3 Gennaio: "si" il rito è stato celebrato – "si" sono comparse ferite
- Venerdì 4 Gennaio: "no" il rito non è stato celebrato – "no" non sono comparse ferite
- Sabato 5 Gennaio: "si" il rito è stato celebrato – "no" non sono comparse ferite
E così altri dati per ancora 41 giorni di osservazione e di certificazioni rilasciate dalla struttura ospedaliera.
Bravais – Pearson indice di correlazione. Mi scrivo la formula a penna sul pacchetto di Winston e me la ripeto a voce alta col sottofondo di radio dj in macchina. Faccio presto a calcolare le medie sul Nokia, ma per la covarianza e le deviazioni standard aspetto di arrivare a casa. Excel, stufetta e cioccolata calda. Sto comodo e digito nella cella A8. Al numeratore la covarianza, al denominatore il prodotto delle deviazioni standard e all'invio della tastiera mi arriva un brivido sulla schiena. 0,94. Chiamo Jenny. Sono sveglio?
L'indice di Bravais – Pearson spiega il rito voodoo